Stessa platea, ma a distanza di una manciata di ore: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, destinati forse a non incrociare mai le spade in pubblico in questa campagna elettorale, si esercitano in un duello a distanza, complice l'invito della Confcommercio al tradizionale Forum di Cernobbio. Sullo sfondo, lo spettro della crisi che arriva dagli Stati Uniti e che da un momento all'altro può "caderci addosso", come teme il Cavaliere. Il leader del Pd arriva sulle rive del lago di Lario a bordo del pullman e deve affrontare un mondo che storicamente non è vicino alla sinistra; il leader di Fi scende a Villa D'Este in elicottero e sa che si trova invece fra amici. Eppure, i commercianti questa volta mostrano di apprezzare entrambi, l'applausometro registra infatti un bipartisan due a due. E due sono le ricette a confronto che i leader snocciolano. Anche se, non rinuncia alla battuta Berlusconi: quello illustrato questa mattina da Veltroni sembra "il mio di programma". Ma è solo un gioco di specchi e illusioni. Tasse e pensioni: sono queste le proposte chiave che lanciano i candidati premier. La crisi c'é, Veltroni non lo nasconde e anzi dice anche che il tempo sta scadendo, ma questo non toglie che se il Pd vincerà le elezioni la promessa delle promesse è confermata: l'Irpef calerà per tutti. Berlusconi preferisce puntare sull'Irap (pur senza dimenticare l'Irpef) e poi lancia l'affondo sul mondo del lavoro. Ed è qui che scatta l'applauso della sala: "In Italia bisogna lavorare di più". E per più anni, soprattutto. La riforma Maroni? Non basta neanche quella. Alzare l'età dunque, ma anche interventi per legare l'assegno previdenziale all'inflazione. Veltroni insegue e più tardi da da Milano assicura che "sulle pensioni stiamo lavorando e arriveremo a una soluzione nei prossimi giorni. Non so come ma lo dovremo fare". Su un punto i due leader sembrano avere davvero le stesse idee: il tempo delle larghe intese non è arrivato. Chi vince, assicurano, governa. Anche se governare un Paese così, non nascondono entrambi, li preoccupa. Il tempo sta per scadere, riconosce infatti Veltroni, convinto che l'Italia stia affrontando una fase delicata quanto quella della ricostruzione post-bellica. Ma la parola preoccupazione è anche quella che torna più di frequente nel discorso di Berlusconi: mettersi alla guida del Paese, questa volta, è un sacrificio che fa, ma solo per senso di responsabilità. E poi perché a chiederlo sono i cittadini, gli elettori. Anche Veltroni fa mostra di sicurezza e cerca di convincere i commercianti che votare Pd si può. E l'applauso più lungo lo strappa quando rilancia la necessità di un patto per lo sviluppo, che "non si può senza una buona parte delle imprese italiane che ora è laterale". Un duello che vede molte simmetrie, toni non troppo accesi, ma che non per questo esclude che ciascuno dei due leader fissi i paletti e stressi le differenze. Berlusconi attacca il Veltroni "novello pifferaio magico", capace solo di offrire illusioni, ma demolisce anche quanto fatto dal centrosinistra. Senza dimenticare tutto quello che non sono riusciti a fare: dai cantieri chiusi all'arretratezza in campo energetico, l'esame è senza appello. Per contro Veltroni, senza mai citarlo direttamente, cerca di smontare due punti di forza delle proposte targate Pdl: l'idea di far pagare l'Iva solo dopo aver fatturato e la detassazione degli straordinari. La prima rischia di "costare troppo", spiega, la seconda ha la pecca di essere poco ambiziosa. Per ridare fiato alle famiglie, ai lavoratori, agli imprenditori si può fare di più: si possono tagliare le le tasse a tutti. Anche se c'é la crisi all'orizzonte.