Per Fabio Porta (Pd) “ennesimo segnale di allerta sul grave stato in cui versa la rete consolare italiana in Sud America”
Italianos en América /Buenos Aires 15-7-2008
Scandalo dei passaporti in Argentina e Perù: per il deputato Pd Fabio Porta, vice presidente del Comitato permanente sugli Italiani all'estero, è “l'ennesimo segnale di allerta sul grave stato in cui versa la rete consolare italiana in Sud America”.
Sono appena rientrato dal Sud America, in particolare da una visita di due giorni a Lima (Perù), dove ho partecipato ad una importante Conferenza organizzata dalla Camera dei Deputati e dal PD in memoria dei giudici Falcone e Borsellino. Nei contatti avuti con la stampa e con i rappresentanti della comunità italiana è emersa una grande preoccupazione in relazione agli episodi – denunciati dai mass media peruviani – di illeciti relativi all'emissione di passaporti italiani.
Come sapete, il nostro Ambasciatore in Perù è morto recentemente e non è ancora stato sostituito; il Console Spina era assente per ferie; il Consigliere Tafuri, che in questi giorni ‘regge' la nostra Ambasciata, era in malattia.
Già da questi elementi posso esprimere una prima considerazione: se per un parlamentare non è stato possibile acquisire in loco dai rappresentanti della nostra sede diplomatica informazioni circa gli accadimenti di questi giorni, come è possibile per un comune cittadino italiano o peruviano avere accesso ad analoghe informazioni, anche non necessariamente relative a tali fatti?
Cerco di essere più chiaro: è ammissibile mantenere all'estero, in Sud America, dove vive la maggiore comunità di italo-discendenti al mondo, dove vive uno dei maggiori contingenti di immigrati extra-comunitari residenti nel nostro Paese e dove l'Italia vuole svolgere un ruolo di primo piano in materia geo-politica e geo-economica (sono parole del nostro Sottosegretario agli Esteri, on. Enzo Scotti) una struttura consolare ridotta all'osso e quindi incapace di gestire l'ordinaria amministrazione prima ancora che quella straordinaria?
“Non metto in dubbio la serietà e la professionalità dei nostri diplomatici e dei loro collaboratori, e sono convinto che tanto l'amministrazione del Ministero degli Esteri quanto (ove interpellata) la giustizia locale faranno luce sui recenti episodi venuti alla luce in Sud America.
Quello che però va ribadito, a costo di essere banali, è che non è più possibile continuare a fare le “nozze con i fichi secchi”: se lo sforzo in atto con la cosiddetta “task force” (il potenziamento dei consolati in Sud America in relazione alle giacenze delle domande di cittadinanza approvato nella scorsa finanziaria, ndr) andasse in fumo e se i “tagli” in atto penalizzeranno in maniera permanente le nostre già malandate sedi consolari, episodi e situazioni analoghe saranno destinati a ripetersi, e non per colpa di questo o quell'altro delinquente, ma per una irresponsabilità generale di chi dovrebbe garantire alla nostra struttura diplomatica all'estero un apparato efficiente e adeguato alle domande alle quali è quotidianamente sottoposto. (Fabio Porta*/ Inform )
* Vice presidente del Comitato permanente sugli Italiani all' estero della Camera dei Deputati