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Buenos Aires,
   

 

PARLAMENTO ITALIANO "IN TENSIONE”

 

Di Silvia Garnero

Especial para Italianos en América

Buenos Aires / 3-2-2007

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Nel momento in cui il Parlamento Italiano si accinge a discutere il tema del finanziamento della missione militare in Afghanistan, si respira un certo clima di tensione dentro e fuori il governo di Romano Prodi, a cui dal suo insediamento come Presidente del Consiglio, l'opposizione di centro-destra, non risparmia critiche e tentativi di destabilizzazione, a cominciare dalla “riconta” dei voti, poi per le misure economiche inserite nella Finanziaria e ora con la politica estera.

L'approvazione che l'opposizione parlamentare ha dato Giovedì scorso sull'ampliamento della base USA di Vicenza ha evidenziato che parte del centro-sinistra e del centro-destra sono d'accordo su questo tema.

Senza dubbio, lo stesso fatto mette in evidenza anche quanto e quanti, all'interno della coalizione governante, non appoggiano questa decisione che lo stesso Prodi ha definito “defintiiva”.

La sinistra radicale, presente nella coalizione dell'Unione, dissente non solo sulla questione di Vicenza, difesa dal governo di centro-sinistra e dalla destra italiana, critica duramente e minaccia di non appoggiare in Parlamento il rifinanziamento proposto dal governo per la missione militare in Afghanistan, considerando questo tipo di missioni inopportune nel contesto della politica estera italiana.

Alcuni media e politici italiani vedono questi dissidi interni come una crisi che potrebbe minacciare la stabilità del governo. Vorremo credere che non sia così, poiché questo tipo di disaccordi era prevedibili all'interno di una coalizione che comprenda un “centro” riformista e una sinistra “radicale” come alcuni la definiscono.

I disaccordi interni non sempre sfociano in questioni istituzionali, sebbene molti lo desiderino, come pare essere il caso dell'ex Premier Silvio Berlusconi e i suoi sostenitori, che hanno chiesto le dimissioni di Prodi il giorno dopo. Secondo loro i disaccordi politici all'interno della coalizione di governo sono un motivo sufficiente per aprire una crisi e manca l'appoggio politico interno a Prodi.

“Un governo che non abbia la maggioranza in politica estera non è legittimato politicamente per governare. Le dimissioni del governo sono un atto penosamente necessario per evitare al Paese una situazione grave e paradossale, ha dichiarato Berlusconi.

Il Presidente del Consiglio, per parte sua, ha indetto un incontro tra gli esponenti dei partiti di maggioranza per “riaffermare” le linee di politica estera del governo, accusando l'opposizione di usare “toni apocalittici” con “conclusioni estreme”.

Sui fondi per la missione in Afghanistan, dove la presenza italiana si protrae da mesi, il governo ha approvato il decreto , che però deve essere confermato dal parlamento entro 60 giorni.

Qualche settimana fa ho scritto un articolo che rimarcava le divisioni interne all'attuale governo sulle linee di politica estera. Oggi più che mai, ne segnalo l'attualità ("Le parole e i fatti"), ma riaffermo il mio personale desiderio di cittadina ed elettrice perché i leader politici italiani di tutti i partiti siano all'altezza della situazione con la coerenza e la maturità che consentano di sostenere le istituzioni senza cambi repentini e che ricordino il voto popolare di Aprile diede loro un mandato per i prossimi anni, che merita di essere completato…..con promesse elettorali incluse.

Italianos en América/Copiright 2007

 


 

 
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