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Buenos Aires,
   

 

In fila al Consolato di Madrid

 

 

 


Italianos en América // Buenos Aires 2-8-2008

30 luglio ore 14.30, le strade silenziose e quasi deserte, temperatura intorno ai 40 gradi sopportabili all'ombra, atmosfera surreale, un misto  tra  deserto del Sahara e la cittadina di Hadleyville del film Mezzogiorno di fuoco. Solo che al posto di Gary Cooper, vittorioso giustiziere, troviamo un'ennesima coda formata da un cinquantina di persone. Tra loro coraggiosi pronti a duellare contro un nemico purtroppo ben visibile “ la Burocrazia ” e quella kafkiana è solo un sollievo.

Gabriella Barone: “E' già da un'ora che sono in fila e sono sei mesi che sono in attesa del mio passaporto. Sono venuta la prima volta l'11 novembre, incontrando sempre grosse difficoltà, principalmente nell'ottenere le informazioni corrette; al telefono è impossibile poterle ricevere così l'unica soluzione è venire qui e stare in fila per minimo due ore. Ho provato tramite mail scrivendo per sette volte prima di ricevere la desiderata risposta. Ciononostante, non hanno  riferito la differenza tra il passaporto elettronico, all'incirca costo 42 euro,e quello valido per gli Usa, di 88 euro. Tra l'altro, quando sono andata a pagare la tassa per le spese del passaporto all'apposito sportello bancario ( Banca Spagnola Banesto, ndr ) l'impiegata, sorpresa,  ha effettuato una serie di telefonate di verifica .”

Si presenta anche Luigi Monaco, un altro utente in fila, dal 29 marzo  in attesa del passaporto. “Non ho ancora il passaporto, è la quarta volta che vengo, purtroppo sempre mi aspetta un fila di minimo due ore  ed oggi al caldo e sotto il sole, ma d'inverno la situazione non migliora: al freddo e sotto la pioggia. Mi hanno riferito che il problema del mio passaporto dipende da Napoli che ancora non ha concesso il nulla osta, ma dovrebbero essere gli impiegati ad occuparsi della pratica, no!?”

 “E' proprio - gli fa eco Gabriella Barone - una situazione spiacevole, che personalmente mi rattrista molto. Amo l'Italia e sono orgogliosa di essere italiana, ma è il modo in cui trattano gli utenti che non comprendo:  non ho mai visto dare la precedenza ad anziani e bambini, che per evidente mancanza di sale d'attesa sono soggetti alle intemperie, come noi tutti del resto. Purtroppo non sono code di breve durata, a volte, come oggi si inizia ad aspettare dalle 13.30 per poter entrare alle 17.00 negli uffici.”

Alla notizia che il Consolato Generale verrà trasformato in Cancelleria sotto le direttive dell'Ambasciata con probabili tagli alle spese di funzionamento si avvicina una ragazza, Gisella Tozzi: “ E' la prima volta che faccio la fila, molte informazioni le ho dovute trovare su internet, il servizio telefonico è inutile, risponde solo una voce che fornisce l'orario di apertura del Consolato. Sono preoccupata, debbo partire in ottobre ed ho bisogno del passaporto.”

“Meglio cambiare nazionalità - afferma Luigi Monaco - in Spagna un documento di identità si ottiene in un giorno, e se vengono sottratti soldi alla spese della Cancelleria sarà un problema serio, già la situazione attuale mi sembra abbastanza critica.”

“Anch'io - afferma Umberto Amedei -  sono sei mesi che aspetto il passaporto e mi auguro che oggi me lo diano, in questi lunghi mesi protagoniste sono ogni volta lunghe code e i notevoli disagi.”

“Disagi - dice Gabriella Barone - che spero si risolvano e non peggiorino la nostra situazione. Io non rinuncerei mai alla mia nazionalità italiana sono sconcertata ma fiduciosa.”

Ora alla luce di queste interviste dove è evidente che  i servizi consolari sono in continua emergenza, sia per l'insufficiente numero del personale sia per l'incremento notevole della comunità italiana in Spagna, ci si interroga sul futuro. Si auspicano migliorie, da sempre la proposta di creare un rete informatizzata, come del resto già avviene in Spagna, in cui erogare i servizi principali evitando inutili code e spostamenti a cittadini italiani che non risiedono a Madrid.

 Ma lo scenario lascia prevedere un peggioramento se non il collasso stesso dei servizi. I tagli resi necessari dalla crisi economica che sta “mettendo letteralmente in ginocchio” il nostro Belpaese, non giustificano un mancanza di ammodernamento strutturale. Un grido personale di sdegno, perdonatemi la licenza: “Siamo l'Italia non un Paese in via di sviluppo”. (Cinzia Salluzzo- www.italiacerca.info )

 

 


 

 

 

 

 

 

 
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