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Buenos Aires,
   

 

Argentina -Desaparecidos

'Ladri di bambini'

Eugenia Sampallo Barragán / Foto: Inforegión

 

Di Camila Cortese

Italianos en América // Modena 26-3-2008

In Argentina venerdì 4 aprile 2008 verrà emessa una sentenza storica : María Eugenia Sampallo Barragán è la prima figlia di desaparecidos che ha denunciato i genitori adottivi, Osvaldo Rivas e Cristina Gómez Pinto, e l'ex capitano dell'esercito Enrique Berthier, per sequestro e negazione d'identità , chiedendo al Tribunale di Buenos Aires il massimo della pena, venticinque anni. Lo stesso tempo trascorso dalla ragazza con la famiglia adottiva, fino alla decisione di andarsene nel 1998 dopo anni di bugie, litigi e maltrattamenti.

Già da bambina María Eugenia sapeva di essere stata adottata : diverse le versioni fornite da Osvaldo e Cristina, nel corso degli anni, riguardo le sue origini. Spiegazioni sempre imprecise e incongruenti, con tanto di incidenti mortali e relazioni clandestine. Quella definitiva coinvolgeva l'amico di famiglia Enrique Berthier, che aveva segnalato un bebè abbandonato nell'ospedale militare e la possibilità di adottarlo.

Nel 2000 la ragazza decise di rivolgersi alla Commissione Nazionale per il Diritto all'Identità istituita presso il ministero della Giustizia argentino (CONADI). Parliamo dell'organismo creato nel novembre 1992 per investigare sulla fine di migliaia di desaparecidos e sulle violazioni dei diritti umani compiuti durante la dittatura militare dal 1976 al 1983 dalla polizia segreta del regime. Grazie alle pressioni fatte dalle Nonne di Plaza de Mayo , oltre al CONADI è stato istituito anche un archivio genetico per permettere i riconoscimenti dei niños ritrovati.

Mediante l'esame del DNA, nel 2001 María Eugenia scoprì di essere nata da due operai attivi nel sindacato e militanti comunisti, Mirta Mabel Barragán e Leonardo Ruben Sampallo. Furono sequestrati nel 1977 e fatti sparire dalle squadre speciali dei militari golpisti. Mirta, incinta, fu rinchiusa nel centro di tortura Club Atlético, successivamente a El Banco, e venne tenuta in vita fino al 1978: grazie all'intervento di Berthier, usando un falso certificato di nascita, la bimba appena nata venne registrata come figlia propria dai genitori adottivi.

E così, «in nome di tutti i bambini nelle mie condizioni, nell'interesse dell'intera società» María Eugenia ha iniziato la sua battaglia affiancata dalla coordinatrice della CONADI Claudia Carlotto , figlia di Estela, leader delle Nonne di Plaza di Mayo. Grazie a lei, il ricongiungimento con la nonna e il fratello maggiore e un aiuto per impostare il processo, ora arrivato in fase di dibattimento.

Le Nonne di Plaza de Mayo calcolano che il traffico di figli di dissidenti abbia coinvolto almeno 500 bambini (88 ritrovati finora) affidati a famiglie vicine al regime. In una spirale di indicibile perversione, le coppie adottive venivano spesso coinvolte nelle violenze inferte ai genitori naturali. María Eugenia si sta battendo con coraggio per quei bambini trattati come oggetti e usati per portare a compimento la missione di crescere i piccoli in ambienti borghesi sani e adeguati, lontani da quei sovversivi che combattevano per la libertà.-

 

Articolo pubblicato in collaborazione con Telegiornaliste.it

 

 

 

 

 

 

 

 
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