Berlusconi ; 'rifare schede' .Bossi ; 'pronti fucili'
Umberto Bossi
Italianos en América // Buenos Aires 7-4-2008
Di Anna Laura Bussa (Agenzia Ansa)
L'appello a usare solo toni 'soft' e tanto fair play almeno in questa campagna elettorale sembra solo un pallido ricordo: a una settimana esatta dal voto, quello tra i due 'big', Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, si è trasformato nel classico duello all'ultimo sangue. Di quelli senza esclusione di colpi. Colpevoli anche le cosiddette "schede-trappola" delle quali Pdl, Lega e Idv chiedono a gran voce la ristampa.
Primo tra tutti: Umberto Bossi che minaccia addirittura di imbracciare "i fucili contro la canaglia romana" che non vuole ristampare le schede. Una provocazione che scatena reazioni durissime come quella del segretario del Pd che, rivolgendosi direttamente al suo 'avversario' "che si è candidato a guidare il Paese", chiede come si possa candidare a ministro delle Riforme una persona che "dica queste cose". Non contento del coro di proteste sollevato, il leghista Roberto Calderoli rincara la dose: "Veltroni ha da ridire sui fucili? Allora porteremo i cannoni! Se le istituzioni non difendono la democrazia ci penserà il popolo". Il Cavaliere, che ieri aveva lanciato un appello al Capo dello Stato per evitare ogni possibile confusione nei seggi, oggi risponde per le rime a tutti quelli che, come il ministro dell' Interno Giuliano Amato, ma anche Veltroni e Franceschini, 'leggono' nel "nervosismo" del Pdl un timore per il risultato elettorale. "Io non ho paura di perdere - tuona da Palermo Berlusconi - è un'assoluta menzogna. La questione schede è stata sollevata dal Pd, con Franceschini che ha telefonato a Gianni Letta, e io ho concordato sul fatto che ci possano essere incertezze e confusione".
Il distacco tra Pd e Pdl, sottolinea, "lo conosco ed è evidente". Veltroni non risponde, ma al suo posto è Dario Franceschini a buttare benzina sul fuoco dicendo che probabilmente l'ex premier sta tirando in ballo la storia delle 'schede-confuse' solo per avere una scusa pronta nell'imminenza della sua "vicina sconfitta". Ammette di aver telefonato lui a Letta per segnalare il problema dei simboli troppo attaccati, ma poi, ad aver alzato tutta questo polverone sul caso-schede, è stato il Cavaliere perché "é sempre più in affanno".
Berlusconi contrattacca e spara a zero contro l'ex sindaco di Roma. Prima lo definisce "Walterino Settedoppiezze" e poi ne elenca davanti ad una platea di fans "tutte le cose che aveva detto e che poi non ha fatto" e tutte le promesse elettorali che non potrà mantenere per totale assenza di soldi. Il centrosinistra, invece, non entra troppo nel merito della questione. Fausto Bertinotti si limita a dire che è "un terreno inquinato" e che come tale non lo vuole percorrere. E' una cosa di cui si deve occupare il Viminale, risponde Massimo D'Alema, mentre il presidente del Senato Franco Marini non ha dubbi: il chiarimento di Amato può bastare.
Per il socialista Enrico Boselli il problema, invece, non esiste: gli italiani sapranno votare. Cosa vogliono Pd e Pdl 'un simbolo a colori?'. Nel centrodestra, ad eccezione dell'Udc che con d'Onofrio dice che sarebbe "ingiustificato" ristamparle tutte, tutti vogliono nuovi documenti elettorali. Oltre a Bossi, che minaccia l'uso delle armi pur di averli, sono certi che ci siano i tempi per fare una 'riedizione' sia Giulio Tremonti, sia Calderoli. Quest'ultimo, con Antonio Di Pietro, denuncia anche il fatto che in tv si mostri una scheda diversa dall'originale. E che così facendo si confondano ancora di più gli elettori. Savino Pezzotta parla di "vergogna nazionale".
Daniela Santanché bacchetta tutti: perché invece di parlare di schede non si parla dei rimborsi elettorali 'anticipati'? Al di là del 'caso-schede' il duello tra i 'big' continua. Con battute al vetriolo. L'ex sindaco definisce quella di Berlusconi una leadership "stanca e logorata", mentre il leader del Pd conclude il suo intervento a Palermo con una domanda: "Volete che Veltroni realizzi il suo sogno e vada in Africa?". Un coro di "si" è la risposta.